BERSET: in visita in Ticino, aggiornamenti sulla situazione pandemica

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BERSET:
BERSET: "Possibili lockdown a livello locale non sono impensabili"
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Conferenza stampa

Norman Gobbi: “Il Canton Ticino è l’unico cantone che il Consigliere federale ha visitato ben due volte dall’inizio dell’epidemia, e questo ci ha permesso di affrontare con più tranquillità la situazione che affrontiamo. La sua prima visita è stata nel marzo 2021 quando il Ticino era il punto più caldo della Svizzera e del continente europeo. Gli scenari peggiori non si sono manifestato grazie all’impegno della comunità, il dialogo con la popolazione e soluzioni pragmatiche. Questa è la nostra forza: il dialogo, il confronto, la valutazione e le decisioni prese, con il federalismo che rimane indispensabile.

Gobbi: “Il Consiglio federale ci ha più volte supportato, riconoscendo le nostre necessità sia economiche che di sostegno a livello morale per la popolazione. Si è dimostrato quindi ancora una volta di come il patrimonio inestimabile del paese sia il federalismo, nonostante in quel momento la situazione straordinaria avesse dato grandi poteri al governo federale. I governi cantonali però non sono rimasti fermi perché devono portare la responsabilità sul territorio e declinarla per le diverse situazioni. Anche i comuni e le città del nostro Paese si sono dimostrati reattivi con diverse misure a sostegno dei commerci, della popolazione anziana e di quella vulnerabile”.

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Gobbi: “Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un’occhio alla Confederazione e uno alle regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive”.

Gobbi: “È importante che ci si adoperi per evitare un “Corona-graben” tra regioni che necessitano di interventi diversi per gestire la pandemia. Le decisioni di ieri di ulteriori aiuti finanziari dimostrano però come il Governo abbia a cuore il supporto ai cantoni e alle realtà in difficoltà. I risultati dopo queste prime settimane di misure più restrittive si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione, oggi sono diminuite anche le persone ospedalizzate, anche se purtroppo dobbiamo registrare un numero elevato di decessi. Ad essi e alle loro famiglie va la nostra vicinanza”.

Berset: “Vi ringrazio per l’accoglienza e per la visita alla clinica Moncucco di questa mattina. Ho avuto già l’opportunità di visitarvi a marzo oltre a recarmi in Ticino al primo d’agosto oltre che per una mia vacanza personale in estate. Ho avuto l’occasione di lavorare prima con il suo predecessore Christian Vitta, con lei e anche con il suo collega De Rosa, ho sentito fino a che punto questa continuità governativa sia importante per lottare contro la pandemia”.

Berset: “Ricordo che in agosto, durante la mia visita in Ticino, ci sentivamo di aver superato la prima ondata. A che punto siamo ora, a metà novembre? Non siamo più ottimisti come in estate, la situazione rimane seria. Vediamo che i contagi e i ricoveri si stanno stabilizzando ma continua a rimanere grave. La situazione in primavera era più testa in Ticino, ora è più la Svizzera romanda e noi sappiamo che sta arrivando l’inverno quindi ci aspettiamo una situazione ancora più difficile. Però il sistema ospedaliero funziona, con sempre più trasferimenti ospedalieri”.

Berset: “Questa mattina ho anche constatato una volta di più gli sforzi intrapresi dal Ticino e un’organizzazione che mi ha colpito positivamente. Evidentemente avete colto le lezioni della prima ondata e le avete implementato al meglio, infatti il Ticino ha svolto un ruolo chiave e pionieristico e abbiamo imparato tantissimo dagli scambi con voi. I contatti erano molto frequenti in primavera, anche più volte all’ora nei momenti più difficili, con la volontà di andarsi incontro per cercare le soluzioni migliori. Sappiamo che i prossimi mesi saranno duri con l’inverno alle porte. Per questo le raccomandazioni rimangono le stesse: ridurre i contatti, mantenere le distanze, ma soprattutto non esitate a farvi testare. Facciamo meno test ma ce n’è quanti volete, non bisogna indugiare per permetterci di avere una visione globale della situazione epidemiologica”.

Berset: “A questo proposito vorrei anche ripetere che un altro argomento che ci preoccupa sono i vaccini: non avremo a disposizione il vaccino per tutta la popolazione nei prossimi mesi. Dobbiamo riuscire a passare l’inverno senza averne accesso. Esso ci aiuterà ma nei prossimi mesi dovremo cavarcela con le misure che conosciamo. Noi durante l’anno abbiamo iniziato ad elaborare una strategia per accedere al vaccino e abbiamo trovato una buona strada: abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera, perché quasi in tutti i casi ci vogliono due dosi per testa. Vi ringrazio veramente per l’accoglienza, sono commosso di essere stato accolto dal Consiglio di Stato in corpore, continueremo a collaborare nei prossimi mesi per superare al meglio la situazione”.

DOMANDE GIORNALISTI
Che Natale pensa che il Ticino e la Svizzera avranno quest’anno?

Berset: “Ho constatato che quest’anno sia la Pasqua che le vacanze sono state diverse dal solito, e sarà lo stesso per il Natale. Quello è chiaro perché la situazione è poco stabile, nonostante la diminuzione attuale, ma siamo comunque a un livello molto elevato e dobbiamo continuare avanti a dimezzare i contagi. Sarà un Natale diverso dal solito ma bisogna pur festeggiarlo, magari con meno persone, essendo innovative. Anche a livello federale dobbiamo riflettere su che comunicazione dobbiamo dare affinché la gente possa scegliere come organizzarsi. A dire tutto, non sono tanto preoccupato dal Natale quanto da Capodanno: le discoteche sono chiuse e le feste non saranno le stesse e bisogna accettarlo e dobbiamo arrivare al 2021 nel modo più stabile possibile”.

Come crede di rispondere alla resistenza in aumento alle misure? Berna intende aiutare i cantoni impegnati nella gestione del Covid?

Berset: Bisogna che le misure siano capite per essere applicate bene, per questo bisogna continuare a spiegarne l’importanza. Bisogna dire comunque che le misure rimarranno tali e questo è il male minore. Bisogna vedere se si potrà andare nei negozi e i ristoranti rimarranno aperti, alcuni cantoni hanno applicato chiusure in questo campo. Lo ripeto: bisogna continuare ad evitare il sovraccarico degli ospedali e un secondo lockdown totale. Per i costi: il Consiglio federale ha detto di essere disposto a supportare le realtà in difficoltà ma di non essere disposto a compensare la perdita di entrate dovute al rinvio delle operazioni meno urgenze”.

Com’è la situazione dei letti in terapia intensiva nel paese e il Ticino ha già accolto pazienti da altri cantoni?

Berset: Sulla seconda parte sarà il signor De Rosa a poterle risponderle. Per la prima domanda invece dipende dal tipo di letti di cui parliamo: ci sono letti certificati e non certificati. Oggi ci sono molte persone in cure intense ma non abbiamo ancora raggiunto i limiti e si può continuare a trattare i pazienti. I contagi però devono calare”.

De Rosa: “Il Canton Ticino ha sviluppato un protocollo per collaborare meglio a livello nazionale, con delega alla Rega di coordinare le operazioni in terapia intensiva. Ad oggi non ci sono pazienti che derivano da altri cantoni ma restiamo eventualmente a disposizione con spirito di solidarietà”.

Matthys: “Come ha detto il Consigliere federale i letti certificati sono occupati, restano ancora posti non certificati e certi pazienti stanno venendo trasferiti. La qualità delle cure tra i due tipi di letti è la stessa, si tratta solo di una questione di certificazione”.

Berset: “Abbiamo 511 persone in cure intense che hanno il Covid e 314 letti liberi. Questa è la situazione di ieri, ma il problema non è i letti, il problema è il personale dato che ogni posto richiede molto personale”.

I sondaggi riportano una diminuzione della fiducia nella popolazione verso la politica, come la vive?

Berset: È una domanda molto interessante. In primavera c’erano state lodi anche sproporzionate per la politica, ora c‘è quasi un ‘rebound’ altrettanto sproporzionato: sembra che non funziona niente. In realtà non va così: la cosa diversa da luglio è che ora è passato molto più tempo e siamo più stanchi, ci sono molte più voci e non si sa più bene dove sta la realtà. È logico che si voglia voltar pagina e che si sia stufi, ma livello del lavoro da fare non cambia granché. La cosa che ci preoccupa è che se questo facesse sì che le persone non rispettassero più le misure allora perderemmo il controllo e questo sarebbe molto difficile per il sistema sanitario. I paesi vicini hanno chiuso di più, ma noi contiamo sulla collaborazione di tutti i cittadini”.

Fine conferenza stampa

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Stefano Introzzi – Redazione TIResidenti

Fonte foto : Google

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