CONFINI: richiesti controlli a Berna in entrata e uscita dall’Italia

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CONFINI: richiesti controlli a Berna in entrata e uscita dall'Italia
CONFINI: richiesti controlli a Berna in entrata e uscita dall'Italia
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Conferenza stampa

Il Coniglio di Stato, nella conferenza stampa in corso di oggi, ha chiesto al Consiglio federale misure di controllo alla frontiera di conseguenza all’entrata in zona rossa della Lombardia e del Piemonte che avrà come conseguenza diretta l’impossibilità di recarsi nelle Regioni confinanti per fare la spesa o incontrare parenti e amici. Ha inoltre introdotto la mascherina obbligatoria alle Medie almeno fino alle vacanze natalizie.

Gobbi: “Comprendiamo la stanchezza di ognuno di voi. Fin dalla scorsa primavera il Consiglio di Stato ha tenuto un approccio equilibrato e coerente. Il Governo continuerà ad agire con misure tempestive, proporzionate e graduali, tenendo conto i risvolti psicologici di questa grande sfida. La situazione in Ticino rimane seria ma è ancora sotto controllo, fra qualche giorno potremmo capire se le misure adottate dal Consiglio federale hanno avuto un riscontro positivo. Il Ticino è pronto a sostenere i cantoni romandi”.

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Gobbi: “La Lombardia e il Piemonte sono in zona rossa e questo fatto avrà conseguenze dirette anche per il nostro cantone. Non sarà più possibile recarsi nelle regioni per incontrare amici o per fare la spesa, ad ogni modo per chi viaggerà all’interno delle zone rosse sarà necessaria l’autocertificazione. Il Consiglio di Stato osserva attentamente la situazione, abbiamo chiesto al Consiglio federale misure di controllo alla frontiera per rendere più efficace il dispositivo imposto in Italia. Il Corpo federale delle guardie di confine dovrebbe assicurare una presenza alla frontiera e il Consiglio di Stato ha dato la propria possibilità a controllare i confini come già facemmo a marzo con la Polizia”.

Gobbi: “Gli esperti ci confermano che dovremmo abituarci a un andamento a ondate. Il Consiglio di Stato invita quindi a comportarsi in modo coscienzioso facendo attenzione a non inciampare in qualche ostacolo. Stringiamo i denti ora che la fatica si fa sentire e aiutiamo chi è in difficoltà. Vi chiediamo di fare tutto il possibile per proteggere le persone vulnerabili vicino a noi e a questo proposito il Governo ringrazia chi si impegna per la popolazione. Le scelte giuste proteggono noi, i nostri cari e la nostra comunità”.

Bertoli: “I piani di protezione hanno funzionato bene e si sono adattati alla realtà locali ma nelle ultime settimane abbiamo notato un aumento delle assenze e delle quarantene di classe. In questo senso, soprattutto per ridurre il numero delle persone in quarantena, che è stato deciso dal Consiglio di stato di introdurre la mascherina dal 9 novembre fino alle vacanze natalizie anche alle medie”.

Bertoli: “Le mascherine sono obbligatorie all’esterno e all’interno della scuola. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza e ricordo che nessun cantone svizzero ha pensato di immaginare il proprio modello e nessun paese, salvo l’Italia, ha deciso di andare in modalità di insegnamento a distanza (a parte l’Università). È determinante continuare in presenza perché per i ragazzi questa è l’unica scuola che può funzionare, siamo ancora all’inizio dell’anno scolastico e dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo per fare in modo che le cose funzionino. Io faccio appello al comportamento fuori dalla scuola, a casa, nei tragitti, negli incontri sono importanti per evitare che il contagio si diffondi. Con la buona volontà di tutti si potrà continuare la scuola in presenza, le nuove generazioni non possono un buco formativo a causa di questa pandemia”.

Merlani: “Adesso l’andamento che stiamo seguendo in tutta la Svizzera è questo raddoppio dei casi ogni settimana. La settimana 44 è ulteriormente cresciuta ma non è un vero e proprio raddoppio, ma questa non è una buona notizia. Significa che abbiamo toccato i limiti dei laboratori della Confederazione, più di così non potremmo mai fare, è un picco artificioso. Il raddoppio vale anche per i decessi e l’andamento è lo stesso della prima ondata. Per quanto riguarda il tracciamento: all’inizio c’era per un caso positivo c’erano 4 o 5 persone in quarantene. Ora il numero di isolamento corrisponde al numero delle quarantene e questo è espressione del fatto che le persone incontrano meno persone ma è anche segnale che le capacità del contact tracing stanno arrivando al limite, in molti cantoni si informa il caso indice ed è poi questo che deve contattare gli altri”.

Merlani: “Oggi purtroppo abbiamo avuto un nuovo record di contagi. Queste persone sono già infettate, potrebbero presentare delle complicazioni e le probabilità di complicazioni dipendono da vari fattori. I nuovi ricoveri sono 29, le persone in terapia intensiva sono 18. Se la crescita continua ad essere al numero di 29 al giorno rischieremmo di arrivare vicino alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Evitiamo di vedere persone a rischio, siamo tutti stanchi. Non possiamo aspettare di trasferire il problema sanitario, ma non possiamo attenderci una flessibilità estrema”.

Merlani: “Durante il weekend il numero di test sono un po’ meno. La percentuale di test ora supera il 30%. Rispetto a settembre ora è una situazione epidemiologica totalmente differente. Adesso con il tracciamento siamo praticamente a giorno, questo grazie all’aiuto della protezione civile e degli aspiranti di polizia. È fondamentale che però le persone positive siano in quarantena e comincino a contattare i contatti stretti in attesa che vengano contattati dal contact tracing, io chiedo alla popolazione un po’ di pazienza. Siamo in una situazione totalmente straordinaria, la crisi è a livello globale ed è normale che anche da noi ci siano alcune difficoltà. La scuola non è il motore principale dell’epidemia, i bambini non sono a rischio però hanno molti contatti e quindi la nostra attenzione è particolare nella scuola”.

DOMANDE GIORNALISTI
Per l’errore dei laboratori. È possibile sapere quale laboratorio ha fatto l’errore? Sul finire della fase acuta aveva lodato il comportamento dei ticinesi, È da un po’ che questa seconda ondata c’è ed è da un po’ che consigliate di rallentare la mobilità, avete notato un numero inferiore di contatti per persona positiva?

Merlani: “L’informazione deve passare sempre comunque perché non è abbastanza. Il parametro RT dipende da quante persone si incontrano, però finché R rimane sopra 1 significa che una persona ne infetta più di una. Ma finché il numero rimane sopra 0 (oggi siamo a 1,4) dipende dalla mobilità delle persone, se io non vado a fare l’aperitivo e incontro solo il collega o solo mia moglie ne infetto forse uno. Chiaramente non siamo più come prima quando le discoteche erano aperte, i numeri attuali sono anche scesi perché le attività stanno calando. Il numero scende e ribadisco che la mobilità è scesa, le persone prima che entri in vigore una misura del Governo riduce gli spostamenti. Per quanto riguarda il laboratorio: le persone sanno qual è. Chi è sintomatico resta a casa a prescindere, se non sto bene e se ho dei sintomi sto a casa a prescindere il buon senso comunque dice che anche se si ha un test negativo bisogna stare a casa. Il test che facciamo sono elevati, non esiste un’attività umana senza errori. Ci sono tutti i protocolli, le attenzioni e le doppie attenzioni”.

In Italia si parla di un calcolo di probabilità del picco a fine dicembre. C’è anche in Ticino un calcolo del genere?

Merlani: “Il Governo ha dato un mandato dello statistico matematico dell’Usi che ci spingono a dire che dobbiamo abbassare la curva e che dobbiamo fare attenzione per far si che il sistema sanitario sia pronto”.

Frontiere. La spesa sarà vietata, per quanto riguarda gli affetti invece?

Gobbi: “Il decreto prevede alcune norme ma l’ordinanza del Ministero della Salute ne prevede alcune altre per le regioni rosse. Quindi non si può andare a Como per incontrare la fidanzata ma, se si vuole andare a Firenze sì. Ma bisognerà chiarire cosa fare per attraversare le regioni rosse, comunque è necessario chiarire e appellarsi a non muoversi se non necessario. Nelle regioni rosse non ci si può muovere da un comune all’altro per motivi non validi, comunque direi di evitare qualsiasi movimento limitando anche il numero di contatti”.

Al rientro in Ticino sono previste alcune misure?

Merlani: “Le regioni sono esonerate dalla quarantena”.

Ha parlato di controlli in dogana, alla frontiera. Soprattutto per i lavoratori transfrontalieri e che tipo di controlli?

Gobbi: “Il motivo di transito è motivato unicamente da questione lavorative o di studio.”

Che tipo di tempistica vi aspettate? Da domani il lockdown sarà effettivo e Berna quando risponderà? La polizia cantonale potrà fare già dei controlli?

Gobbi: “Sappiamo che i tempi bernesi non sono sempre rapidi ma chiediamo una reazione rapida per evitare situazioni già presentate a marzo. L’obiettivo è fermare gli spostamenti non motivati. La polizia potrà fare dei controlli se necessario già prima”.

Fine conferenza stampa

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Stefano Introzzi – Redazione TIResidenti

Fonte foto : Google

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