CORONAVIRUS: Ticino, cronaca di uno scempio annunciato

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CORONAVIRUS: Ticino, cronaca di uno scempio annunciato
CORONAVIRUS: Ticino, cronaca di uno scempio annunciato
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Situazione attuale

In Ticino i contagi sono saliti a 1.165 e si registrano 48 decessi. Nelle strutture ospedaliere ticinesi dedicate alla cura dei pazienti affetti dal coronavirus sono attualmente ricoverate 262 persone: 216 in reparto e 45 in terapia intensiva, di cui 43 intubate. In Svizzera e nel Liechtenstein, i casi totali di coronavirus sono attualmente 8.234 e i decessi sono 107.

Un bollettino di guerra del tutto prevedibile considerata l’esperienza cinese e soprattutto quella italiana, senza aver intrapreso le giuste misure di contenimento a tempo debito. Non solo le nostre istituzioni non le hanno capitalizzate e sfruttate per tempo benché fossero chiare a tutti, ma addirittura ancora oggi non sono state messe tutte in atto.

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Koch, Merlani & Co. docet

Berset: “Le epidemie non si fermano alla frontiera e chi dice il contrario racconta frottole“. Era il 24 febbraio e il CDS confermava feste e carnevali. In Italia i casi erano già 222 con 7 morti.

Franco Cavalli, lo stesso giorno, dichiarava: “Chiudere le frontiere non risolverà il problema. Il coronavirus non è la peste, è un’epidemia non molto più pericolosa dell’influenza normale che ogni anno fa centinaia di morti anche da noi. E’ evidente che la stragrande maggioranza dei decessi sono persone con già malattie o persone anziane. Quindi non bisogna lasciarsi andare a reazioni di tipo isteriche“.

Merlani: “Si attuano delle misure essenzialmente di contenimento, quando non funziona si passa alla mitigazione, si cerca di rallentare la diffusione del virus all’interno della popolazione. Il virus si deve diffondere nella popolazione, non è possibile contenerlo. È fondamentale che passi lentamente da una persona all’altra. Il modello cinese è un pochettino rigido, poi è vero che hanno contenuto la malattia, ma a che costo?” Era il 10 di marzo, data dell’intervista video allegata, e in Italia si registravano già 10.149 casi e 631 morti. In Svizzera il primo decesso.

Cassis: 10 di marzo, “Abbiamo chiesto noi di far entrare i frontalieri

OMS: 11 marzo, dichiarata pandemia mentre il Consiglio di Stato confermava le scuole aperte. Due giorni prima, il 9 marzo, l’Italia blindava tutto il Paese come zona “protetta” e negli ospedali Lombardi si decideva chi far vivere e chi far morire.

Koch: 11 marzo, “Non chiudiamo le scuole“. 13 marzo, “Chiudiamo tutte le scuole“.

Che dire, una lunga carrellata di errori strategici da parte delle nostre istituzioni che pagheremo a suon di morti e feriti. Intanto il bilancio mondiale dei casi positivi al coronavirus è ormai arrivato a quota 351.354 casi conclamati e 15.315 decessi. L’Europa ha chiuso i confini tra tutti i 27 statiFirmate la nostra petizione per la chiusura dei confini, (tranne che al personale sociosanitario, ovviamente), più avremo firme più saremo ascoltati, dobbiamo fare qualcosa in fretta!!! Non siamo stati capaci di sfruttare il vantaggio che avevamo sugli altri. State a casa!!!

Situazione in tempo reale dell’epidemia

Laura Valdene – Redazione TIResidenti

Fonte foto : Google

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Foto: fonte Google

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