IL MERCATO DEL LAVORO SECONDA PARTE: il patto sociale pietrificato è in serio pericolo e il futuro di Caterina

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Le parti sociali sono pietrificate e il patto sociale è seriamente in pericolo
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Caterina cosa incontrerai nel tuo futuro

Caterina è una bambina di 6 anni che ha da poco iniziato la scuola e che farà una professione che oggi non esiste e, aggiungo io, probabilmente non sarà quella che aveva scelto e imparata per prima. Così aveva esordito Cristian Vitta in apertura dell’evento sul mercato del lavoro e che nessun dorma.

Nonostante i tentativi di rasserenare da parte della politica e dall’amministrazione cantonale, il tecnico, professor Gambarella, direttore dell’Istituto Dalle Molle ha confermato che l’era digitale è un dato di fatto e che la Svizzera, essendo un territorio senza materie prime, sta puntando dritta sul mercato della digitalizzazione.

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Saranno necessarie capacità più globali attorno ai dati prodotti e gestiti per prendere le decisioni corrette in una società ibrida dove ci sarà il pericolo di diventare pigri e i posti di lavoro si ridurranno. L’attuale compito è occuparsi dei giovani come Caterina e prepararli al futuro.

Il signor Ricciardi direttore dell’OCST si è chiesto fino a dove si spingerà la società verso questo rischio inevitabile e quanto potrà essere recuperato grazie alla responsabilità individuale e collettiva nelle decisioni prese individualmente e collettivamente.

Verso un futuro incerto le parti sociali non riescono più a ricostruire

I nuovi protagonisti del patto sociale sono pietrificati e senza motivazione.

Il patto sociale, una delle pietre di volta che ha sempre sostenuto la pace del lavoro, la società e l’economia svizzere, è seriamente in pericolo e rischia di trascinare nel pericolo tutto il mercato del lavoro.

Nel breve termine stiamo entrando in una preoccupante situazione congiunturale difficile dove la recessione sarà più pesante del previsto nel contesto europeo e nazionale.

Sebbene l’avvocata Ghisletta, responsabile dell’ufficio cantonale di conciliazione, lo ritenga uno strumento più attuale che mai e il professor Bonoli lo giudica il miglior sistema possibile che deve essere sostenuto, il segretario della Camera di Commercio ticinese, Albertoni, lo sente scricchiolante e addirittura Borelli del sindacato Unia lo rifiuta categoricamente.

Quindi i TicinoResidenTI dovranno ancora districarsi tra disoccupazione, assistenza e Gig economy, l’economia fatta di lavoretti e di lavoro quando c’è?
Oppure dovranno optare per il lavoro indipendente con i suoi rischi e le sue responsabilità che l’amministrazione cantonale non vuole considerare e al momento non ha alcuna intenzione di lasciar lavorare in santa pace?

 

Pietro Righetti – Redazione TicinoResidenTI

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