Merlani: “il virus non è scomparso”, il 30 giugno decade lo stato di necessità

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MERLANI:
MERLANI: "osserviamo con attenzione le strategia degli altri paesi". Veramente?
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Conferenza stampa

Norman Gobbi: “Con il 30 giugno decade lo stato di necessità, significa un ritorno lento alla normalità. Dal primo di luglio si tornerà alla normalità anche se non è quella che abbiamo conosciuto prima perché il Covid-19 c’è ancora. Rimaniamo quindi attenti sulla situazione”.

Gobbi: “Siamo partiti il 25 febbraio, con il primo caso registrato quando abbiamo imposto la riduzione dei grandi eventi. Era il 26 febbraio e abbiamo limitato eventi sportivi e di carnevale. Quasi dieci giorni dopo è stata disposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono state chiuse le scuole, post-obbligatorie prima e poi tutte le altre. Sfruttando il ponte del 19 marzo sono state chiuse le attività economiche e pochi giorni dopo è stata attivata la finestra di crisi. Con il 20 aprile abbiamo ricominciato, piano piano a riaprire le attività economiche fino a quando il 4 maggio ci siamo allineati con il Consiglio federale. Abbiamo però deciso di prolungare lo stato di necessità al 30 giugno per monitorare la situazione. L’Amministrazione cantonale ha giocato un ruolo di squadra e non a compartimenti, instaurando anche un rapporto più forte tra il cittadino e il pubblico”.

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Gobbi: “La comunicazione è stata fondamentale e intensa perché ogni giorno c’era un infopoint per dare informazioni volte anche a rassicurare. L’informazione è stata comunque proattiva attraverso le campagne, trasparente (per quanto riguarda i dati) e tempestiva”.

Gobbi: “È stata fondamentale la comunità che ha giocato un gioco di squadra. Il nostro Cantone e la Confederazione hanno dimostrato di aver reagito in maniera davvero efficace sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista economico che ha permesso di rispondere dal punto di vista sociale per i piccoli imprenditori. Grazie a questo lavoro siamo stati inseriti al primo posto tra i paesi più sicuri”.

Gobbi: “La velocità si trova secondo il momento e il luogo in cui ci si trova. E la nostra situazione ci ha insegnato che dipende davvero molto dal Cantone in cui si vive. Ora ci avviciniamo alla revoca dello stato di necessità e significa che si ritorna a una situazione diversa, più ‘normale’ anche se la presenza del virus richiede determinati comportamenti. È fondamentale continuare a seguire l’evoluzione su più fronti: locale, nazionale e internazionale. Vogliamo confermare che in questa crisi il Canton Ticino ha funzionato con il sistema Paese in cui cittadini, aziende e apparato pubblico/statale hanno giocato un gioco di squadra fondamentale”.

Matteo Cocchi: “Lo SMCC ha adattato i suoi servizi a dipendenza della situazione. Nei prossimi dieci giorni dobbiamo pianificare i passaggi di consegne, lo SMCC andrà in prontezza ovvero potrà essere riattivato se la situazione lo chiederà ma non ripartendo da zero. Tutto quello che è stato fatto nei mesi precedenti potrà essere riattivato. Il monitoraggio però deve continuare. È una normalità nuova durante la quale dobbiamo rispettare le misure di igiene e le distanze. A livello di servizi, lo SMCC mantiene attivi alcuni servizi per permettere una continuità in modo da non caricare l’Ufficio del medico cantonale. La prontezza vuol dire ‘siamo pronti a reagire’ e per questo è fondamentale. Abbiamo vissuto delle situazioni difficili, che hanno avuto delle conseguenze importanti”.

Cocchi: “Abbiamo visto subito un aumento, lunedì segnavamo 156mila passeggeri transfrontalieri, un 50% in più a quelli della settimana scorsa. Stanno aumentando notevolmente il passaggio delle persone e per questo è importante tenere presente le regole sanitarie di base. Per quanto riguarda la sicurezza è chiaro che nelle ultime settimane le attività hanno ripreso, si sono verificati i primi incidenti stradali e quindi la Polizia deve tornare a una prevenzione della popolazione. Siamo coscienti che questa situazione porterà delle novità e anche in una situazione post Covid-19 potranno esserci dei nuovi fenomeni. Per un primo bilancio dello SMCC posso dire che quello che è stato messo in campo nell’ambito delle esercitazioni ci ha permesso di essere veloci e di agire in modo coordinato”.

Giorgio Merlani: “Non è finita, è giusto fare i complimenti ma si fa molto in fretta a tornare alla vita normale di prima e gli altri Paesi, seppur lontani, lo dimostrano bene. Bisogna ora monitorare per capire i segnali di una ripartenza dei casi (se questa si manifesterà). Come primo bilancio ringrazio il Governo per una collaborazione proficua con la cellula sanitaria”.

Merlani: “Non voglio spaventare nessuno, abbiamo visto l’andamento di zeri molto buono ma nell’ultima settimana abbiamo ancora qualche caso. Qualunque crisi inizia con la differenza dallo zero all’uno. E così si può ripartire, soprattutto in un contesto di mobilità accresciuta come quella che si sta verificando ora. Non è sinonimo di preoccupazione ma di alta vigilanza. Il virus non è sparito, ci sono posti in cui il virus è meno presente e posti in cui è più presente. Invito a estendere la prudenza in caso di viaggi all’estero. Il Ticino ora ha una bassa presenza di virus, ci sono paesi di fianco a noi che però hanno un’incidenza più elevata del virus quindi è importante applicare le misure di igiene e soprattutto in caso di sintomi (seppur minimi) è bene annunciarsi subito ed effettuare i test. In Svizzera devono essere effettuati 145 test per averne uno positivo, si cerca molto, il virus c’è ancora ma non si sta diffondendo in maniera incontrollata”.

Merlani: “A oggi 9 persone sono in isolamento e 14 persone in quarantena. Isolamento vuol dire chi ha il test positivo e in quarantena chi è stato in contatto con la persona positiva. I casi positivi sono essenzialmente stati verificati nell’ambito sociosanitario, nell’ambito famigliare e quello che abbiamo cominciato a notare sono dei casi importanti. C’è stato un caso dal Brasile e uno dal Messico, quindi è veramente importante avere prudenza”.

DOMANDE GIORNALISTI
C’è una soglia che fa scattare l’allerta e la riattivazione dello SMCC?

Merlani: “Non esiste un numero ma esistono una serie di parametri che vanno dall’evoluzione, alla progressione e soprattutto il non ritorno allo zero. Inoltre, con numero piccoli possiamo tracciare bene avendo anche 4 contagi in un giorno ma controllati

Cosa non ha funzionato nelle settimane più critiche? Ci sono dati riguardanti l’App di tracciamento?

Gobbi: “Dopo ogni azione c‘è una revisione dell’azione, nell’ambito dell’analisi è stato chiaro che c’era la non conoscenza della situazione e del virus e quello che dobbiamo imparare è di avere misure più chirurgiche perché una chiusura totale delle attività della vita sociale è socialmente, economicamente e umanamente non più sostenibile e quindi in caso di una seconda ondata dovremo essere molto più puntuali attraverso un comportamento responsabile e comunitario. Se rimaniamo attenti alla fine raggiungiamo assieme gli obiettivi”.

Merlani: “È estremamente complesso dare una risposta, se la maggior parte sono tracciati e la tengono in funzione è un ulteriore strumento che può aiutare. Allo stato attuale comunque devono ancora essere risolte alcuni difetti informatici: dall’aggiornamento, al codice di conferma. La questione più grande è capire come verrà gestito il tutto e quindi è difficile fare una valutazione del rischio”.

Per quale motivo nonostante gli allentamenti gli esercizi pubblici sono costretti a chiudere a mezzanotte?

Gobbi: “La domanda si risponde da sé, la competenza è federale e gli orari vengono regolati a livello federale. E sono chiaramente discutibili”.

Quali sono i piani in merito al Ticino per il lockdown non generalizzato?

Gobbi: “La Confederazione è orientata a soluzioni più regionali perché le misure nazionali vengono vissute un po’ male perché le situazioni sono diverse. Le misure sono a tutela della popolazione limitando alcune attività come i grandi eventi”.

A noi sembra che le persone portino poco le mascherine e sembra esserci un certo rilassamento dal punto di vista del distanziamento ma il numero dei contagi è basso, come se lo spiega?

Merlani: “È un po’ difficile spiegarlo. Ci sono una serie di fattori da considerare. Dapprima la quantità del virus che circolava era maggiore, poi abbiamo introdotto delle misure che hanno portato la quantità del virus a diventare minore. Le strette di mano e i baci che ora mancano sono un fatto fondamentale per la quantità del virus che circola e così per la trasmissione del virus”.

La quantità del virus che circola è minore ma è vero che i malati sono meno gravi di prima?

Merlani: “Bisogna fare attenzione che il concetto di presenza del virus e di malattia è leggermente diverso. Un fatto è il virus c’è o non c’è. In febbraio facevamo i test dove c’erano sintomi gravi e quindi quelli che venivano ricoverati in ospedale erano di più ora il virus viene trovato molto poco, in un mese abbiamo trovato 55 casi. Nelle ultime due settimane non c’è stato neanche un ricovero legato al Covid”.

Cosa si può dire sulle trasferte in Italia?
Merlani: “Allo stato attuale, ci sono situazioni in certe regioni in Italia e nel mondo che sono da tenere d’occhio”.
Una volta concluso lo studio sierologico sarà esteso a tutta la popolazione? Sarà finanziato dal Cantone?
Merlani: “A oggi abbiamo 983 adesioni e 900 test già effettuati. A inizio luglio faremo una conferenza per informare sui risultati dello studio. Non credo che verrà mai proposto un test a tutta la popolazione, ora siamo ancora a un livello di studi”.
Fine conferenza stampa

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Laura Valdene – Redazione TIResidenti

Fonte foto : Google

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Foto: fonte Google

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