ORLANDO DE MARIA: in prima linea contro la leggerezza istituzionale delle ARP

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Orlando De Maria - candidato UDC al Gran Consiglio 2019-2023
Orlando De Maria - candidato UDC al Gran Consiglio 2019-2023
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Le Autorità Regionali di Protezione (ARP) sono 16, distribuite sul territorio ticinese. Sono supervisionate dalla Camera di Protezione del Tribunale d’Appello (CPTA), presieduta dal giudice Franco Lardelli.

Cosa fanno le ARP

In principio intervengono laddove un cittadino è in difficoltà. Minorenni, maggiorenni, anziani. Laddove viene palesato un disagio, che può essere di ordine psicologico, esistenziale o anche pratico, le ARP decidono di attivare una rete di specialisti e di supporto.

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Lo spettro delle difficoltà è ampio, va dall’incapacità di un singolo di amministrarsi (pagare i propri conti e debiti), passa per i minori contesi in caso di separazioni e divorzi, fino ai disagi psicologici.

Chi si rivolge alle ARP

Di norma il ricorso alle ARP è di parte, ovvero il cittadino che si trova in difficoltà o che vive una condizione precaria chiede il loro intervento. Ma la volontarietà è relativa, perché le segnalazioni possono essere fatte da assistenti sociali, segretari comunali, medici, amici, parenti e persino la polizia.

Così, portare un bimbo dal medico può essere fatale. Se questo sospetta che il bambino non sia curato in modo opportuno dai genitori, parte la segnalazione alle ARP le quali, nel tentativo di comprendere il reale stato della situazione, entra a gamba tesa nella vita dei cittadini, peraltro contrariamente a quanto disciplinato dal diritto svizzero e da quello sovranazionale.

Perché le ARP non funzionano

Non parlo né da cittadino né da politico, questo intervento è frutto della mia esperienza di presidente dell’ Associazione StopARP, nata per affiancare i cittadini che entrano in contatto con le ARP.

I casi che ci vengono sottoposti sono molti, alcuni dei quali agghiaccianti per la leggerezza con cui vengono trattati. Leggerezza che a tratti diventa persino palese incompetenza. Così anziani vengono separati e condotti con la forza in case di riposo, così genitori e figli vengono separati, così nonni perdono ogni contatto con i nipoti. Così anziani che un medico ha decretato non essere più autosufficienti per le ARP, anni dopo, riacquistano le capacità di autodeterminarsi. Miracoli che neppure la scienza è in grado di spiegare ma che, per le ARP, sono possibili.

Perché agiscono indisturbate

Le autorità preposte, tecnicamente il Dipartimento delle Istituzioni e quello della Sanità e della Socialità, non affrontano il problema, tendendo a giustificare l’operato delle ARP in modo seriale e non ponderato. Sappiamo, perché i media ne parlano ciclicamente, che i dipendenti pubblici non sono sempre ligi ai propri doveri, sappiamo anche (il caso Pau-Lessi insegna) che nelle istituzioni vige un regime a metà omertoso e per metà di sufficienza perché, per lo Stato, il cittadino non può mettere in discussione lo Stato stesso e le sue istituzioni.

Dall’altra parte c’è la cultura popolare dominante, quella delle persone convinte che se le ARP impediscono a una madre o a un padre di avere rapporti coi propri figli, un motivo deve esserci. Bene, questo motivo non sempre c’è e fino a quando il popolo non si indignerà non ci saranno risultati apprezzabili. Quello che fanno le ARP può capitare a chiunque, senza eccezioni. E neppure devono rispondere di ciò che fanno, le ARP. Se amministrano i soldi di un cittadino non c’è una sola legge che impone loro di mostrare agli eredi come questi soldi sono stati impiegati. L’assetto delle ARP attuale, che fa ricadere le responsabilità sulla rete di medici, psicologi e specialisti che le hanno aiutate a prendere decisioni, non aiuta a individuare chi sbaglia, schiacciando i cittadini e permettendo alle autorità e alle istituzioni di uscire indenni da errori che dovrebbero essere risarciti. Questa non è democrazia.

Il mio impegno

Da tempo, e lo dico da cittadino, StopARP lotta contro questo sistema leggero e massacrante, ottenendo anche dei risultati gratificanti. Se eletto in Parlamento proporrò una legge per rendere meno fumose le responsabilità dei dipendenti pubblici. Perché lo Stato e i cittadini devono essere un tutt’uno e chi lavora per la cosa pubblica gode già di uno status sociale che non ha bisogno di essere amplificato.

I lavoratori che sbagliano pagano. Perché chi lavora per la cosa pubblica può fare quello che vuole, causando danni a volte irreparabili, senza doversene assumere le conseguenze?

Orlando De Maria, lista 16 UDC, candidato 24

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